 | 11 SETTEMBRE, LA LETTURA TEATRALE DI BRANDI |
Un'operazione interessante
quella di Raimondo Brandi,
in scena all'Elicantropo
nell'ambito della rassegna
teatro Politico e di impegno
E’ una operazione teatrale molto interessante, quella che Raimondo Brandi riesce a compiere rispetto a qualcosa che ha segnato il corso della storia mondiale contemporanea, e cioè gli attentati dell’11 settembre 2001. Operazione proprio nel senso scientifico del termine, del professionista che utilizza la propria competenza per tentare di osservare la connotazione di un evento ed intervenire, rispetto ad esso, secondo i modi e le possibilità che tale professionalità gli consente.
Brandi è un attore, questa è la sua professione, cioè l’ambito più specifico della sua competenza, e il palcoscenico ne è il luogo naturale, al pari di una camera operatoria per un medico. Giovane, non ancora trentenne, ha risposto al proprio personale desiderio di indagare e tentare di conoscere il possibile intorno ad una delle vicende più drammatiche degli ultimi anni, innanzi tutto attraverso lo studio, approfondito ed impegnativo, di quanto reso pubblico circa ciò che è accaduto, quindi elaborando dall’insieme di notizie raccolte.
Security fino all’11 settembre, spettacolo/conferenza giunto a Napoli grazie alla programmazione del teatro Elicantropo, programmazione sempre attenta al teatro inteso anche come strumento di dialogo e di interazione con il quotidiano, cioè un teatro politico nel senso più profondamente civico e sociale del termine.
Lo spettacolo si articola in tre parti, procedendo da un'analisi che torna indietro fino al 1993 facendo riemergere le avvisaglie degli attentati poi verificatisi, passando a descrivere, quindi, la dinamica dell’accaduto e le reazioni della difesa americana, ed infine tracciando una pianta chiarificatrice della situazione geopolitica, e quindi degli interessi americani, nell’area afgana.
Oratore vivacissimo, dalla parola serrata e quasi ininterrotta, dalla gestualità e dai toni che rimandano immediatamente ai narratori della nostra più antica tradizione, Brandi sta in scena come un moderno cunta storie, quei narratori che in Sicilia ancora capita d’incontrare, magari semplicemente, com’è accaduto a chi scrive, su di un autobus che si sposta da una città all’altra mentre approfittano del percorso, nel tornare a casa o nel raggiungere il luogo ove sono stati chiamati a tenere la propria performance, per intrattenere i passeggeri ed raccogliere un po’ di danaro.
Lo spettacolo è ironico, pungente, attento a non appesantire ciò che drammatico è già, in concreto, oltre ogni limite. Brandi interpreta e si camuffa, con gli atteggiamenti corporei e con i toni della voce, nei grandi protagonisti di quelle vicende, generali, capi di stato maggiore, grandi industriali, impiegati del settore del controspionaggio e tutti coloro che hanno avuto un ruolo più o meno attivo nelle vicende. Attraverso costoro, persone/personaggio, espone le incongruenze, le disattenzioni, le inconcepibili imprecisioni ed incapacità che hanno fatto da sfondo ad un orrore ampiamente annunciato e minacciato, ma rispetto al quale incomprensibilmente ogni meccanismo di protezione e di sicurezza ha svelato sgranature e sfilacciamenti inaccettabili, paradossalmente invisibili fino all’attimo precedente la tragedia. Brandi espone tutto questo senza retorica e senza commento, in un tentativo di informazione che non pretende di condurre ad una qualche definitiva comprensione, ad un qualche esito chiarificatore, perché non si può pensare di comprendere o, forse peggio, presumere di far comprendere da un palcoscenico, sia pur brillante, tragedie come questa, delle quali è probabilmente inutile sperare di recuperare la verità, troppo articolata e sfuggente, quanto meno per chi non è di mestiere storico od esperto di geopolitica.
A parte qualche ingenuità registica nei tempi del monologo, un po’ troppo dilatati nella terza parte, che risulta tecnicistica fino ad avere il tono leggermente monocorde di una vera e propria lezione, lo spettacolo è godibilissimo e decisamente interessante.
Liz Letizia
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